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1950-1965 GLI ULTIMI ANNI DI CIVILTA CONTADINA La vita delle donne in Alta Val Curone La vita della donna in Alta Val Curone non era certo una vita comoda.Persisteva ancora, anche se in un modo più attenuato, la famiglia patriarcale e le donne più giovani dovevano naturalmente sottostare alle più anziane della famiglia.I compiti che la donna doveva svolgere erano molteplici e sicuramente più complessi di quelli degli uomini: - tutto il lavoro di casa - accudire e crescere i figli - mungere le mucche e lavorare i derivati del latte - accudire al pollame e simili - filare e con i ferri fare maglie per tutta la famiglia - fare vestiti e rammendare ogni cosa - fare settimanalmente il pane e la pasta - lavorare giornalmente nei campi - emigrare stagionalmente nelle risaie per la monda e la raccolta del riso - e tante altre attività come la raccolta delle bacche di ginepro, raccogliere sugli argini dei campi e trasportare su gabbie in spalla l’erba fresca da dar da mangiare alle mucche ecc. Tutto il lavoro di casa era sulle spalle delle donne, dalla pulizia alla manutenzione ordinaria, dal preparare i pasti al rifornire la stufa di legna nei periodi freddi. L’uomo si disinteressava completamente delle faccende di casa.La donna incinta lavorava, salvo gravissime complicanze, sino a pochi giorni dal parto. Durante la gravidanza si facevano tutto il corredo per il nascituro.Partorivano in casa e quasi sempre senza l’ausiglio della levatrice.Allattavano il neonato dai sei ai dieci mesi e riprendevano ben presto, poco tempo dopo il parto, le loro normali attività lavorative.La crescita e l’educazione dei figli era compito quasi esclusivo delle mamme e delle nonne.Al mattino, verso le 5,30 mungevano le mucche e lavoravano poi il latte in modo da fare burro e formaggio.Il latte veniva parzialmente scremato e la crema veniva sbattuta dentro una ciottola immersa nell’acqua delle vasche del Fontanino con un cucchiaio di legno fino a che non si formava il burro.Il latte veniva cagliato per fare il formaggio. Il caglio veniva messo in rudimentali forme rotonde bucherallate sistemate poi in una specie di gabbia avvolta da rete sottile per stagionare.Ogni famiglia aveva una decina di galline, che giravano liberamente per il paese, ed erano accudite dalle donne che provvedevano a dar loro da mangiare, a raccogliere le uova, a pulire il pollaio, ad uciderne una nelle grandi feste.Nel periodo invernale, dove non c’era lavoro nei campi, la donna si dedicava a filare la lana, a fare maglie e vestiti per tutta la famiglia, a rammendare indumenti sgualciti, a fare calze. Tutto il vestiario della famiglia, ad esclusione del vestito della festa, veniva fatto dalle donne di casa. Gli stessi materazzi venivano fatti e rifatti dalle donne con le piume d’oca.Un giorno alla settimana la donna si alzava alle tre/quattro del mattino per fare il pane. Ogni famiglia aveva il suo forno in cucina e le donne con il crescete tenuto dalla precedente panificazione impastavano la pasta nella madia, facevano micche che poi infornavano nel forno reso caldo dalla legna. Dopo il pane facevano la focaccia che era gustata avidamente da tutti i componenti della famiglia.Una volta ogni dieci-quindici giorni facevano la pasta, in genere tagliatelle o trenette, che mettevano a seccare stese su dei bastoni appoggiati sopra la madia.Naturalmente le donne dovevano aiutare gli uomini nei lavori dei campi, per cui sistematicamente accompagnavano o raggiungevano gli stessi sui monti, lavoravano con loro in lavori anche molto pesanti.Nel mese di maggio e di settembre di ogni anno andavano ai risi, prima per la monda e il trapianto del riso e in autunno per la raccolta e trebbiatura. Stavano nelle pianure risicole del vercellese per circa trenta/quaranta giorni, dormendo su pagliericci riempiti di paglia, mangiando tanto da sopravvivere, lavorando dieci ore al giorno domenica compresa.Tra le altre cose in autunno le donne tagliavano gli alberelli del ginepro, li stendevano su dei teli di iuta e con un bastone battevano e raccoglievano le bacche, che successivamente mondate dagli aghi del ginepro venivano vendute.Soprattutto in primavera era compito delle donne tagliare con il falcetto l’erba che cresceva negli argini dei campi, metterla dentro a dei contenitori di vimini caricati in spalla e portati sino al paese.Se si esclude il ballo, la vita sociale della donna era racchiusa nella famiglia, non frequentava l’osteria, unico posto di svago nel paese, e solo di sera, soprattutto nel periodo invernale, aveva una sua vita sociale: si trovava insieme ad altre donne e bambini o nelle stalle o in casa a cucire, rammendare, filare, ma intanto si chiaccherava, si raccontavano favole ecc.Anche se nel dopoguerra la donna aveva ottenuto una sua pur parziale dignità e spazio, la sua condizione era estremamente subordinata alla volontà degli uomini della famiglia.Persino nei libri della chiesa veniva discriminata. Infatti mentre per gli uonimi venivano menzionatì padre e nonno, quindi tre generazioni, per le donne era gia tanto se oltre al nome mettevano anche il cognome. |










































